
Le Medaglie d’onore di Giovanni e Giuseppe
Abbiamo avuto la fortuna di ricevere le testimonianze dei familiari di due compaesani, ormai scomparsi, internati nei lager nazisti ed entrambi insigniti della Medaglia d’Onore. Giovanni Fabbri, chiamato alle armi nel 1938, è vicino al congedo quando scoppia la guerra. Viene trattenuto militare e preferisce essere deportato in Germania piuttosto che collaborare con i tedeschi. Liberato il 21 luglio 1945 dagli Americani, torna a casa cambiato a livello fisico e psicologico. Decide di non parlare più del periodo vissuto e chiude i ricordi del triste capitolo del fiore dei suoi anni nel cassetto di un comodino, inaccessibile anche ai suoi più stretti familiari. Il silenzio di Giovanni è la massima espressione dell’ineffabilità delle sofferenze subite dagli Internati, un silenzio eloquente, che noi vogliamo rispettare ed onorare. Allo stesso modo un confidente silenzioso, un diario amico che ci ricorda quello di Anna Frank, viene scelto da Giuseppe Lanterna, che il 9 settembre 1943 scrive “Iniziano le giornate tristi”. Fame, freddo, lavoro pesante, nostalgia, paura: queste le parole che risuonano con forza nelle pagine, trascritte dallo studente universitario passignanese Filippo Trenna. Ma sullo sfondo di tutta questa tristezza “c’è la speranza che aiuta, quella di ritornare presto”. La speranza di Giuseppe alla fine diventa realtà e, per noi, una grande eredità, quella di chi, anche se gli “hanno tolto tutto quello che aveva”, ha resistito per un unico pensiero: la Libertà.