Roma, 4 aprile 2025 – Ilaria e Sara, due giovani vite spezzate dalla violenza degli uomini, proprio da parte di quelli che dicevano di amarle. Due città, Terni e Messina, legate da un unico filo rosso di sangue e dolore. Ilaria Sula, 22 anni, uccisa a coltellate a Roma (la ragazza era originaria di Terni, si era trasferita nella Capitale iscritta a Scienze Politiche) e gettata in un burrone dentro una valigia. Sara Campanella, ventiduenne, sgozzata per strada a Messina da un compagno di studi che non accettava il suo rifiuto.

L’autopsia su Ilaria non lascia dubbi: tre coltellate al collo, uno choc emorragico che l’ha uccisa in pochi minuti. Il suo corpo è stato rinvenuto in un burrone nel comune di Poli, chiuso in una valigia, dopo che l’ex fidanzato, Mark Antony Samson, ventitreenne, figlio di genitori filippini, l’ha uccisa nell’appartamento di famiglia a Roma. Tanti i nodi da sbrogliare. I genitori di Samson erano in casa al momento dell’aggressione scoppiata dopo un litigio, in un seminterrato di via Homs nel quartiere Africano. Gli inquirenti stanno indagando sul loro possibile ruolo: hanno aiutato il figlio a ripulire la scena del crimine e ad occultare il cadavere? Al momento non sono indagati, ma le tracce di sangue nella camera del ragazzo e la valigia usata per trasportare il corpo pongono interrogativi che dovranno essere sciolti molto presto.
Samson, interrogato, ha scelto il silenzio, limitandosi a indicare dove aveva gettato la valigia e a chiedere “scusa per quanto fatto”. Intanto, la polizia cerca ancora il coltello del delitto (quello trovato in casa non sembra essere l’arma del crimine) e ricostruisce le ultime 22 ore di vita di Ilaria, tra l’ultimo messaggio vocale inviato alle amiche e il momento in cui Samson è stato ripreso da una telecamera mentre si dirigeva verso il burrone. Sembrerebbe che il giovane abbia utilizzato il telefonino della vittima per sincerare amici e famigliari sulla sua salute: “Sto bene”. Un modo di depistare le indagini.
A Messina, intanto, Stefano Argentino, ventisettenne, è accusato di aver ucciso Sara con premeditazione ed efferatezza. Il gip Eugenio Fiorentino, nel convalidare il fermo, ha scritto che il ragazzo “ha agito con crudeltà, infliggendo sofferenze aggiuntive rispetto alla causazione della morte”. Lo studente, originario di Noto, compagno di corso di Sara, la tormentava da oltre un anno. Un audio, registrato mesi prima dal delitto e diffuso da “Mattino 4”, mostra la giovane che lo stoppa con decisione: “Non ho tempo da perdere. Non voglio nulla con te”. Sara era fidanzata da otto mesi con un altro ragazzo e si era più volte ribellata alle insistenze di Stefano, confidando il suo disagio alle amiche. Ma lui non ha accettato il rifiuto e si è vendicato sferrando due coltellate con una lama (forse un taglierino) portata nello zaino. L’ha uccisa per strada e poi è fuggito a Noto, nascosto in un B&B di proprietà dei genitori. La madre, secondo gli inquirenti, lo avrebbe aiutato a nascondersi, lasciando un biglietto ambiguo all’altro figlio.
Ad Argentino la Procura contesta anche l’aggravante di aver agito per motivi abietti e futili. Per il giudice, vista la natura violenta dell’indagato e la sua incapacità di frenare i propri istinti, c’è il rischio che possa compiere altri gesti simili, da qui la decisione di lasciarlo in carcere. A Messina, tremila persone hanno partecipato a una fiaccolata in memoria di Sara. L’Università le conferirà la laurea alla memoria. “Dobbiamo insegnare ai giovani a riconoscere il pericolo e denunciarlo in tempo”, ha detto la rettrice Giovanna Spatari. “Grazie anche a nome suo”, ha commentato la mamma.