Lo sconforto dei ristoratori ’Un’ora in più a noi serviva’

Locali chiusi a mezzanotte, viaggio nel centro storico deserto "Così perdiamo i clienti e rischiamo di non riuscire a pagare i dipendenti"

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Serrande abbassate dalla mezzanotte in poi per i locali. Stretta ancora più incisiva per quelle attività che non abbiano il consumo al tavolo, per loro la chiusura è prevista addirittura alle 18. Cartelli obbligatori davanti a bar e ristoranti per indicare il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente e niente "tavolate" che superino i sei commensali. Ma soprattutto stangata sui piccoli locali del centro che ’vivevano’ di movida.

Tra incertezze per il futuro e regole sempre più stringenti per scongiurare un nuovo lockdown, i "paletti" imposti dal governo alle attività rischiano di penalizzare ancora di più i commercianti? A sentire Elisa Fuso, titolare insieme ad Aiko Machii del bar "Vipere" in piazza Piccinino, la risposta è sì, soprattutto per quei locali che vivono grazie all’afflusso della movida notturna in centro storico. "Normalmente iniziamo a lavorare dalle 23.45 fino all’1.30 di notte, è questa la fascia oraria in cui si concentrano i clienti del post cena e questa scelta ci ha penalizzato parecchio. Il rischio è che nel week end si incassi meno di un lunedì – chiosa Elisa – La tutela della salute viene prima di tutto, certo, ma a poco senso far chiudere i locali a mezzanotte.

I posti all’interno del nostro locale ora sono sedici e tali rimarrebbero anche con il vecchio orario, ma almeno ci sarebbe stato più ricambio di clientela". Sulla stessa lunghezza d’onda anche Filippo Farinelli del ristorante e wine bar "Civico 25", in via della Viola. Anche fuori dal suo locale svetta il cartello con i posti disponibili all’interno, ridotti da 49 a 39 a cui si aggiunge un "mancato incasso dalle 24 alle 1.30". "Con un 20% in meno di posti e con la chiusura anticipata è un grosso problema sostenere i dipendenti", spiega Filippo. Ma c’è anche un altro problema da non sottovalutare per chi lavora in centro da anni ed ha il termometro della situazione costantemente sotto mano.

"La gente deve posteggiare l’auto, camminare a piedi per raggiungere bar e ristoranti per poi andar via subito dopo. Sicuramente è un disincentivo per i clienti". Allo stesso modo la pensa Giuseppe, titolare della vineria "La Fame" in via della Viola, una delle zone più caratteristiche e vive dell’acropoli. "Le persone potevano rimanere al tavolo fino all’una e trenta come a mezzanotte, non sarebbe cambiato nulla. Né incide molto il massimo consentito di sei persone a tavolo. In centro ci sono vari locali adatti a piccoli gruppi. A rimetterci sarà invece la fruizione, dal punto gastronomico ed enologico, del centro storico".

Ma c’è anche a chi, regole e decreti, non hanno cambiato neppure la disposizione del locale. All’ "Antica trattoria San Lorenzo" in piazza Danti, il "distanziamento" è una filosofia dello stare a tavola come spiega lo chef stellato Simone Ciccotti: "Noi abbiamo da sempre venti tavoli adeguatamente distanziati gli uno dagli altri come previsto dal decalogo della guida Michelin e non chiudiamo mai dopo mezzanotte".

Valentina Scarponi