
L’ospedale Santa Maria di Terni
Terni, 27 marzo 2025 – Intervento di eccellenza all'ospedale Santa Maria di Terni per il trattamento del nodulo tiroideo, tramite la termoablazione dei noduli tiroidei benigni. L'operazione alla quale sono stati sottoposti due pazienti, è stata portata a termine da un team multispecialistico, costituito dal dottor Massimiliano Allegritti, direttore facente funzione della radiologia interventistica e dalla dottoressa Federica Burzelli, dirigente medico della struttura complessa universitaria di endocrinologia, andrologia e malattie del metabolismo, con il supporto dell'equipe infermieristica della radiologia interventistica coordinate dal dottor Sandro Bonifazi.
I due pazienti sottoposti a tale trattamento – riferisce l'ospedale – sono stati individuati, in base a specifiche linee guida, nell'ambito delle attività cliniche della struttura complessa universitaria di endocrinologia, andrologia e malattie del metabolismo, guidata dal professor Giovanni Luca, ordinario all'Università degli Studi di Perugia e direttore della struttura, dove da anni ci si occupa, fra le altre malattie endocrino-metaboliche, di tiroide e delle sue patologie.
Nel dettaglio si è trattato di un intervento in anestesia locale, a paziente sveglio, che, senza la necessità di praticare incisioni chirurgiche, riduce del 50-85% il volume dei noduli tiroidei benigni. Nella maggior parte dei casi trattati, questa riduzione di volume del nodulo è sufficiente a far scomparire o migliorare i sintomi compressivi e ottenere buoni risultati estetici. Tale trattamento è indicato per noduli benigni singoli, solidi o parzialmente cistici della tiroide.
Prima dell'intervento il paziente viene accuratamente selezionato nella struttura in base a precise linee guida ed è necessario confermare (con almeno due valutazioni citologiche) la benignità del nodulo tiroideo. In casi selezionati è possibile trattare anche noduli iperfunzionanti (che provocano un ipertiroidismo clinico o sub-clinico) e piccoli noduli tiroidei a citologia sospetta per malignità. In estrema sintesi l'apparecchiatura utilizzata ha previsto un generatore di radiofrequenze e un ago-elettrodo che, introdotto nel nodulo sotto guida ecografica, genera onde elettromagnetiche ad alta frequenza che, surriscaldando il tessuto tiroideo, producono una necrosi molto localizzata del nodulo. La parte necrotica sarà sostituita nel tempo da tessuto fibroso-cicatriziale.
Il trattamento determina una notevole riduzione di volume del nodulo tiroideo. La procedura risulta estremamente rapida e, compresi i tempi di allestimento, ha durata media di 40 minuti. I due pazienti trattati, osservati per alcune ore in chirurgia multidisciplinare a ciclo breve, diretta dal dottor Claudio Nazzaro, sono stati dimessi senza complicazioni e saranno monitorati nel tempo nella struttura di endocrinologia.