Roma, 5 aprile 2025 – Pericolo di fuga, rischio di reiterazione del reato e inquinamento probatorio. Queste le motivazioni che hanno portato il gip di Roma a convalidare il fermo di Mark Antony Samson, reo confesso dell'omicidio di Ilaria Sula.
Il giovane, attualmente detenuto nel carcere di Regina Coeli a Roma, ha raccontato di aver ucciso l'ex fidanzata e di essersi disfatto del cadavere nel corso dell'udienza di convalida. "Papà non era in casa al momento del delitto", ha detto il 23enne che non è invece risposto sulla presenza della madre. Gli accertamenti della polizia, al momento, si concentrano proprio sulla posizione di quest'ultima, sebbene Samson ha detto aver fatto tutto da solo. La sua versione però non sembra convincere del tutto gli investigatori. Secondo quanto ha riferito nel corso del lungo interrogatorio, infatti, avrebbe accoltellato a morte Ilaria al collo, ripulito tutta la sua stanza, nascosto il cadavere in una valigia per poi portarlo via in auto e disfarsene, senza che nessuno nel piccolo appartamento di via Homs se ne accorgesse. Peraltro il rapporto tra la madre del ragazzo e la vittima non sarebbe stato proprio idilliaco: la donna sembrava non gradire la presenza della giovane in casa. È probabile quindi che venga nuovamente ascoltata dagli inquirenti.

Il 23enne ha comunque affermato di non avere premeditato il delitto, che è scattato dopo la lettura di un messaggio di un altro ragazzo sul cellulare di Ilaria che era andata a casa sua la sera del 25 marzo per riportargli dei vestiti. "Siamo rimasti a parlare, si è fatto tardi – ha sostanzialmente detto il giovane – e ha deciso di rimanere a dormire da me perché non c'erano più bus che la riportassero a casa". Il ragazzo ha sostenuto di avere portato la colazione in camera a Ilaria la mattina successiva e poi l'aggressione, alle spalle, utilizzando un coltello che era sul vassoio.
Resta poi il nodo del telefonino della ragazza, di cui Samson sostiene di essersi disfatto abbandonandolo in un tombino. Un racconto che dovrà essere confrontato con l'esito delle analisi sul cellulare del ragazzo e sul pc della vittima, dove utilizzava anche Whatsapp.