
La statua di San Bartolomeo all’interno del Tempio della Consolazione crollò durante il terremoto del 2016
TODI – È iniziato da più di un mese il restauro della statua di San Bartolomeo all’interno del Tempio della Consolazione, danneggiata dal sisma del 30 ottobre 2016. La parte più complessa, anche di mappatura, è stata realizzata a cura della ditta Magistri, la stessa che ha eseguito il restauro del San Bartolomeo del Duomo di Milano. La caduta della statua, una delle dodici collocate nelle nicchie dei tre absidi poligonali, è avvenuta per il cedimento del palo di legno all’interno del nucleo in muratura ancorato al basamento. Essendo marcito, non è stato in grado di opporsi agli sforzi indotti dal sisma. Crollando, la statua si è frammentata in maniera caotica, rendendo estremamente complessa ogni possibilità di ricomposizione o restauro delle parti originarie. Oggi gli sforzi dell’Etab "La Consolazione", proprietaria del Tempio, mirano alla ricostruzione integrale dell’opera, con l’intento di riutilizzare la maggior quantità possibile di materiale originale. "Le parti mancanti saranno integrate in modo compatibile e armonico adottando la tecnica originaria di realizzazione – afferma il presidente Leonardo Mallozzi - l’intervento di restauro rappresenta, inoltre, un’opportunità per recuperare la cromia originale della superficie, ora nascosta sotto uno spesso strato di ridipintura eseguita con pittura a tempera lavabile". La statua di san Bartolomeo è un manufatto realizzato nella prima metà del XVIII secolo e, al pari degli altri undici Apostoli, è stato attribuito alla scuola di Ippolito Scalza: a distanza di circa un anno dall’incarico di progettazione, è stato possibile consegnare il cantiere. Il restauro, che si spera di concludere entro l’estate, ha un quadro economico di circa 50 mila euro e si articolerà in tre fasi principali. "Rappresenta – aggiunge Mallozzi- un importante intervento di conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico del Tempio della Consolazione, uno dei simboli architettonici e culturali della città".
Susi Felceti