STEFANO CINAGLIA
Cronaca

Strangolato in casa: "Non sono stata io", la figlia si difende

Scilla Bertini non parla al giudice ma nega l’uccisione del padre Claudio. Da giorni gli inquirenti monitoravano mosse e spostamenti della donna.

Claudio Bertini nella foto trasmessa da “Pomeriggio Cinque“; sotto la casa del delitto

Claudio Bertini nella foto trasmessa da “Pomeriggio Cinque“; sotto la casa del delitto

"Non ho ucciso mio padre". Così Scilla Bertini, 43 anni, in carcere da domenica scorsa a Capenne con l’accusa di aver strangolato il papà, Claudio, 75 anni, nell’appartamento di via Emilia in cui vivevano. Nell’udienza di convalida dell’arresto la 43enne si è avvalsa della facoltà di non rispondere mentre il giudice di è riservato la decisione, attesa nelle prossime ore. L’avvocato difensore Marusca Margutti ha chiesto l’applicazione di misure alternative alla detenzione e ieri prima dell’udienza, per la prima volta, ha incontrato la donna, che respinge fermamente le accuse. "Ho visto una persona estremamentre tranquilla – commenta il legale –, né disorientata, né timorosa come invece mi aspettavo. Ha messo in mostra un carattere forte, proclamando la sua innocenza". E’ solo il primo round giudiziario, quello di ieri, di un procedimento lungo e complesso il cui inizio è di fatto datato 14 marzo scorso quando la donna chiamò il medico curante "perché papà è morto nella notte", ma quello stesso medico avvisò i carabinieri perché la salma era orma mummificata e il decesso risaliva a diversi giorni prima. Almeno venti, avrebbe poi decretato l’autopsia, insieme ad un altro elemento fondamentale: segni evidenti di strozzamento. Secondo l’accusa, Scilla avrebbe strangolato il padre Claudio a mani nude. Una vicenda sulla quale stanno ancora lavorando i carabinieri, che domenica hanno eseguito il fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Procura di Spoleto guidata da Claudio Cicchella. La 43enne è stata fermata in un alloggio che aveva preso in affitto dopo che l’abitazione condivisa con il genitore era sta messa sotto sequestro.

I risultati dell’autopsia avrebbero anche innescato un’attività d’indagine mirata per cui da quel momento in poi i movimente dell’indagata sarebbero stati monitorati dagli investigatori. In questo contesto sarebbero avvenuto i prelievi di denaro nel conto corrente del padre e l’ampia disponibilità economica che fece dire alla 43enne, disoccupata, di non aver problemi a prendere in affitto un alloggio anche per un anno: come dichiarato in tv dall’albergatrice che quell’alloggio le ha affittato. Non è un caso quindi che il fermo sia scattato in particolare per il pericolo di fuga, che gli inqurenti evidentemente hanno temuto potesse concretizzarsi.

La vicenda è stata nuovamente al centro ieri della trasmissione “Pomeriggio Cinque“ che ha sottolineato, con la testimonianza di un parente del padre, dell’infanzia difficile di Scilla, che aveva perso la mamma da bambina per un incidente domestico: un apparecchio elettronico finito nella vasca da bagno.

Ste.Cin.