
lI Rettore Maurizio Oliviero ha aperto l’inaugurazione dell’anno accademico, l’ultima del suo mandato (Foto Crocchioni)
"Una vera crescita non è fatta solo di numeri, ma nasce soprattutto dal senso di appartenenza e dalla partecipazione collettiva a un progetto condiviso". Con queste parole il rettore Maurizio Oliviero apre l’anno accademico 2024-2025 dell’università degli Studi di Perugia. L’ultimo del suo mandato. E proprio per questo, tra applausi e cori, in un Aula Magna gremita e vestita d’ermellini, chiama i delegati ad uno ad uno per nome per ringraziarli dell’apporto alla governance d’Ateneo. "La nostra Università - dice il professor Oliviero - ha raggiunto traguardi importanti in ogni ambito: dalla qualità della didattica e della ricerca, all’internazionalizzazione, alla cura degli spazi e del patrimonio, al rafforzamento del rapporto con il territorio e le istituzioni. E questo grazie al vostro lascito".
Nel suo ultimo anno alla guida di Palazzo Murena, il rettore ha scelto di congedarsi non con l’elenco dei traguardi raggiunti, pur presenti e solidi, ma chiedendosi quale fosse il senso dell’Università. Un interrogativo che ha attraversato tutto il suo intervento, trasformandolo in una sorta di testamento ideale rivolto alla comunità accademica e alla società tutta. "L’Ateneo – racconta - è prima di tutto una comunità, fatta di persone, relazioni, visioni condivise". Così, nel suo discorso c’è stato il valore dell’istruzione pubblica, la difesa della Costituzione, la centralità dei giovani e la pace come orizzonte culturale e politico. Oliviero ha rivendicato anche la capacità dello studium di collaborare, di costruire ponti invece di alimentare competizioni sterili. Lo fa citando l’ambizioso progetto interregionale tra Umbria, Marche e Abruzzo che coinvolge dieci università e che ha reso l’Umbria la terza regione italiana per attrattività.
Il pensiero di Oliviero va anche alla pace e al diritto allo studio, in tempo di guerra. Ricorda con orgoglio il progetto nato in collaborazione con la Scuola Sant’Anna di Pisa e l’Università palestinese, culminato in una rete nazionale che ha messo a disposizione 150 borse di studio per giovani palestinesi.
Tornando al ruolo dell’Università, il Magnifico ha sottolineato che è quel "tempio laico della cultura di cui parlava il padre costituente Calamandrei, un presidio democratico e inclusivo, che non solo forma competenze ma costruisce coscienza civica e responsabilità collettiva".
L’inaugurazione dell’anno accademico si è così trasformata, oltre che in un commosso saluto, in una lezione pubblica, una delle più importanti. Oliviero ha parlato alle studentesse, agli studenti, alle istituzioni, al corpo docente e ai cittadini tutti. "Vi affido un Ateneo solido e con un’idea potente: quella di un’università come presidio di libertà, legalità e spirito critico".
Silvia Angelici