
Per il contratto del settore lapideo le rivendicazioni sindacali. della Cgil
Nuovo contratto del lapideo: i sindacati chiedono un aumento di 330 euro in busta paga. Nell’ultimo incontro, alla presenza di circa 130 delegati provenienti da tutta Italia, è stata illustrata la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale collettivo del settore lapideo per definire insieme i contenuti su cui improntare il prossimo rinnovo contrattuale. E particolarmente forte è stata l’unanimità nel sollecitare un aumento del salario, tenendo conto sia dell’inflazione che comprime il potere di acquisto, ma anche dell’andamento del settore del marmo che – in parallelo – continua a registrare numeri importanti. Una busta paga più adeguata per i rappresentanti sindacali potrà essere anche la leva per colmare una volta per tutte la difficoltà di reperire manodopera specializzata e giovane. L’attuale contratto collettivo nazionale, sottoscritto il 24 novembre del 2022, scadrà infatti il prossimo 31 marzo: la questione interessa circa 30mila addetti, e saranno ora i lavoratori del comparto ad esprimersi nelle assemblee sui luoghi di lavoro per approvare definitivamente la piattaforma che potrà solo allora essere inviata alla controparte per dare così inizio alle trattative.
"Al centro delle rivendicazioni – evidenzia Michele Mattei di Fillea Cgil Lucca – c’è la nostra proposta di aumento retributivo pari a 330 euro al livello 136. Una richiesta importante che tiene conto, non solo delle dinamiche inflattive nel triennio che hanno progressivamente eroso il potere di acquisto delle retribuzioni, ma anche dell’andamento del settore e della sua produttività, nella prospettiva di istaurare una nuova modalità di calcolo e di recupero dell’inflazione. Dunque una risposta salariale aderente ai profitti realizzati, ragionevole e sacrosanto che una quota vada redistribuita alle lavoratrici e lavoratori, che a quella crescita contribuiscono. Pensiamo che i tempi sono più che maturi, per introdurre la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, entro una dinamica di trasformazione che il lavoro sta vivendo – conclude Mattei – e per fronteggiare problematiche tipiche di un settore altamente rischioso e usurante".
Francesca Navari