DANIELE MANNOCCHI
Cronaca

Ludopatia: il gesto che calma il disagio e alimenta la dipendenza

La ludopatia è una dipendenza che va oltre la vincita, alimentata dal gesto ripetitivo che calma il disagio personale.

Il dottor Riccardo Domenici

Il dottor Riccardo Domenici

"Per chi soffre di una dipendenza, quel che conta non è più la vincita. È il gesto". A riflettere sulle dinamiche relative all’azzardopatia è Riccardo Domenici, psicologo e psicoterapeuta.

Dottore, cosa s’è la ludopatia e come si concretizza?

"Per prima cosa, bisogna dire che si tratta di una vera e propria dipendenza, come la droga e l’alcol, e agisce allo stesso modo: chi vive questa patologia è una persona che ha bisogno di qualcosa che contrasti il proprio disagio. Spesso non è importante il gioco in sé, ma la ripetizione del gesto: ho lavorato con persone che mi hanno raccontato di essere dipendenti non tanto dalla slot machine, quando dalle luci e dai suoni. In ultima analisi, è un’evasione dalla quotidianità".

Se l’obiettivo non è più vincere, qual è il senso?

"Il senso è nel gesto che calma il disagio. Giocare porta a non pensare, e dunque a non vivere appieno il proprio disagio. Ma è un serpente che si morde la coda, perché questo meccanismo porta alla dipendenza".

Come si riconoscono i segnali della patologia?

"Cambia il modo di vivere della persona: da un punto di vista economico, ci sono meno risorse per sé e per la propria famiglia. Inoltre, si registra una perdita di interessi; chi ha delle passioni o segli hobby non li coltiva più come prima. Tutto viene bruciato nella ’baldoria’ del gioco e questo compromette lo stile di vita. Infine, ci sono gli sbalzi d’umore, in particolar modo un nervosismo che subentra nei momenti di astinenza. E allora si ricorre ai prestiti da amici e parenti, oppure alla vendita dei beni di famiglia, per avere i soldi che permettano di togliere lo sfizio. Vorrei dire, per completezza, che ci sono anche dei farmaci, specie quello per chi ha la sindrome delle gambe senza riposo, che procurano una dipendenza dal gioco. Ma sono casi rari. E il fenomeno colpisce indipendentemente dal genere: la ludopatia ha una prevalenza maschile solo perché l’uomo ha in media una maggiore disponibilità economica".

Le cause sono da ricercare in un disagio più profondo?

"Vorrei rimarcare che questo fenomeno ha anche un aspetto sociale. L’aumento del volume di gioco d’azzardo avviene soprattutto nei momenti di difficoltà economica. Si ricerca la vincita al gioco illudendosi di poter risolvere così i propri problemi, senza accorgersi che si scade in un altro tipo di problema, che è la dipendenza. Si inizia convinti di poter vincere; poi subentra il gesto, la ripetitività che fa dimenticare il disagio. Basti vedere quel che succede in quei posti dove fanno le estrazioni ogni 5 minuti: quando si entra in quei meccanismi, si fa presto a finire i soldi. Le cronache sono piene di episodi del genere. E ora non c’è più bisogno di andare nei locali: col web è tutto a portata di clic. Questa novità, tra l’altro, ha portato a un aumento del numero di giovanissimi che hanno problemi di gioco, mentre prima era un fenomeno raro".

Daniele Mannocchi