MARTINA DEL CHICCA
Cronaca

Per il disastro di Pioltello: "Una sentenza disarmante"

“Il mondo che vorrei“ a fianco dei familiari delle vittime e dei feriti del tragico incidente "È stato condannato solo il capo manutentore: l’ennesimo capro espiatorio" .

Daniela Rombi

Daniela Rombi

Il 25 gennaio 2018 il treno regionale 10452 di Trenord Cremona-Milano Porta Garibaldi, con a bordo 350 viaggiatori, è deragliato all’altezza di Pioltello. Erano le 6.57. Di quelle 350 persone oltre 200 rimasero ferite e tre di loro morirono. Tutti assolti in primo grado, dalle accuse a vario titolo di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, i manager di RfI. Unico condannato, a cinque anni di reclusione, il responsabile dell’unità manutentiva di Brescia: "l’ennesimo capro espitario" commenta l’associazione “Il mondo che vorrei“ che riunisce i familiari della vittime della strage di Viareggio.

Definendo "disarmante" il verdetto del collegio della quinta sezione penale del Tribunale di Milano, ed esprimendo solidarietà ai familiari delle vittime e ai feriti "augurando loro di trovare la forza e il coraggio di superare anche i momenti difficili nelle aule dei tribunali".

"Ancora una volta le ferrovie e in particolare Rfi – sostiene “Il mondo che vorrei“ – hanno preferito non adottare misure adeguate a garantire la sicurezza di viaggiatori e pendolari". A Pioltello "si potevano infatti seguire due strade – proseguono i familiari – : limitare la velocità del treno pendolare a 30 km/h anziché farlo viaggiare a 120-130 km/h, o intervenire in tempo reale con il personale della manutenzione; la prima strada non rientra nelle loro “corde” per gli orari; la seconda necessita di personale che non c’è, soprattutto, in occasione di interventi straordinari. Si è deciso di seguire una terza via: quella che si affida alla buona sorte, che stavolta ha provocato la perdita di tre vite umane con decine di feriti".

Per questo i familiari delle 32 vittime del 29 giugno 2009 si definiscono "sgomenti e indignati di fronte a questa sentenza, brutta copia di tante altre". Ma non di quella di Viareggio: "Quindici anni infiniti di iter processuale, ma uno straccio di giustizia lo abbiamo strappato. E prezioso, perché – conclude “Il mondo che vorrei“ – per la prima volta in Italia sono stati condannati amministratori delegati, presidenti e manager delle società responsabili del disastro, tra cui le figure apicali dell’azienda di Stato".