FRANCESCA NAVARI
Cronaca

Psichiatra uccisa, l’operatore di Seung: "Se e quando uscirà sarà una mina vagante"

Silvano Boccasso seguì Seung appena diciassettenne: "Dopo il primo Tso cambiò e diventò ostile e non più disponibile"

Viareggio, 10 maggio 2023 – "Con i pazienti psichiatrici non collaboranti le armi sono spuntate. È questo il grande gap". Parole di Silvano Boccasso, 71 anni, l’operatore socio sanitario a cui era stato affidato Gianluca Paul Seung. Prima della svolta avuta post Tso. Boccasso, che ci tiene a precisare di "non essere un antipsichiatra", ripercorre le tappe dell’esperienza col giovane.

Come lo ha conosciuto?

"Aveva 17 anni quando la mamma si è rivolta al servizio sociale del Comune perché il figlio manifestava evidenti segnali di disagio mentale. Uno psichiatra e una assistente sociale hanno così formalizzato il progetto di presa in carico che prevedeva un operatore che lo affiancasse 2-3 volte a settimana"

Come andò l’approccio?

"Sono riuscito ad ’agganciarlo’ cioè a instaurare con lui una relazione professionale empatica e abbiamo portato avanti un progetto di terapia socio-occupazionale. Andavo a prenderlo e ci recavamo al gattile di Viareggio dove Seung fu inserito in attività di volontariato. È durato un anno e mezzo: la risposta era adeguata, con i limiti di una persona che ogni tanto faceva discorsi strani. L’unico problema è che si rifiutava di prendere i farmaci. A quel punto lo psichiatra decise di fargli fare il primo Tso. Fu il punto di svolta della fine del nostro rapporto".

Cioè?

"Quando tornò a casa non voleva più proseguire il progetto. Fu ostile, mi lasciò sul cancello. Poi con tecniche di agganciamento per mesi sono riuscito a riprendere il rapporto. Quando non ha più accettato di relazionarsi con me l’esperienza è cessata. Fu il primo grande errore quello di sganciarsi da lui ma non avevamo armi. È il grande gap italiano"

In quale senso?

"L’impotenza del servizio. Riguardo i non collaboranti la legge prevede che si debbano trovare strategie di aggancio attraverso nuove soluzioni di cura, una ricerca scientifica che la Asl sarebbe tenuta a fare di concerto con l’Università".

Torniamo al vostro rapporto: è vero che lei ha coinvolto Seung in alcuni convegni?

"Quando diventai responsabile della salute mentale per la Cgil facevo attività pubblica ma non l’ho mai invitato come relatore. Gianluca è semplicemente venuto agli incontri del Forum di salute mentale Versilia che coinvolge familiari, utenti e operatori del servizio psichiatrico. Quindi non c’era niente di male se c’era. Lui si muoveva da solo ed era bravo col pc. Ha contattato il direttore generale della salute mentale dell’organizzazione mondiale della sanità ottenendo risposta; ha scritto alla Corte di giustizia internazionale dell’Aia e ha avuto una interlocuzione. È un fatto positivo se un utente partecipa attivamente al suo processo di cura; che ciò possa ingenerare un senso di onnipotenza è altro discorso".

L’ultimo contatto con lui?

"Lo chiamai dopo che seppi dell’aggressione al dottor Martinucci al Ceser. Deplorai quell’atto: lui mi ascoltò e si scusò dicendo che ’era stato un momento’. Decisi di chiudere".

Quando ha saputo che è accusato dell’omicidio della dottoressa Capovani cosa ha pensato?

"Non mi sono meravigliato. Per una persona malata grave e senza cura e senza presa in carico è facile che l’epilogo sia quello. Purtroppo con i non collaboranti rei e i non collaboranti non rei non abbiamo grossi strumenti. È stato giusto chiudere i manicomi ma non siamo andati avanti: la psichiatria funziona ma c’è un vuoto normativo. Si dovevano trovare nuove strategie per la salute mentale, col solo contenimento non c’è cura. Le persone vanno prese in carico, volontariamente o meno. Prima della coercizione bisogna indurre il paziente a farsi curare. All’estero ci sono strutture con medici ed educatori dove puoi rimanere tutta la vita se sei considerato pericoloso, altrimenti segui un percorso di terapia ed esci".

Se Seung fosse ritenuto colpevole che scenario si aprirebbe?

"Credo che non sia imputabile, dalla mia esperienza il vizio di mente era totale. Quindi andrebbe in una Rems magari per 10 anni. Poi avremmo una mina vagante".